Edifici nZEB: dal 2020 diventano una realtà consolidata

La Direttiva Europea 2010/31/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, emessa il 19 maggio 2010 e riguardante la prestazione energetica nell’edilizia, parla chiaro per quel che concerne il focus su cui ci si dovrà incentrare nel prossimo futuro e introduce il concetto di edifici nZEB (Nearly Zero Energy Buildings).

Riguarda tutte le nuove costruzioni e le ristrutturazioni importanti e impone agli Stati membri di dotarsi di sistemi di certificazione energetica il più omogenei possibili, chiamandoli anche a prevedere degli incentivi economici e finanziari volti alla trasformazione degli edifici già esistenti in edifici a energia quasi zero.

La definizione di nZEB si trova nella Direttiva stessa: “edificio a energia zero: edificio ad altissima prestazione energetica, determinata conformemente all’allegato I. Il fabbisogno energetico molto basso o quasi nullo dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze.”

Ma come sono stati individuati e conseguentemente tracciati, in Italia, i parametri che garantiscono una costruzione a energia quasi zero?

Ciò che ha permesso l’attuazione nel nostro Paese delle direttive europee e della relativa Legge 90 è stato il Decreto Requisiti Minimi, emesso il 26 giugno 2016 e che racchiude l’applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e la definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici nZEB.

Esso infatti individua il primo concetto chiaro riguardante l’edificio limite a cui devono tendere gli edifici lombardi dal 1° gennaio 2016: l’edificio di confronto, considerato il limite massimo di energia primaria al di sotto del quale il progetto può considerarsi nZEB è l’edificio di riferimento, calcolato sostanzialmente sostituendo i valori di trasmittanza delle strutture dell’edificio reale con quelli fissati dal decreto per gli edifici progettati dall’inizio del 2016 e utilizzando i rendimenti indicati dalla DGR in luogo dell’impianto realmente presente nell’edificio. Si tenga presente che, quando si parla di prestazione energetica globale di un edificio, si deve tener conto di tutti e cinque i servizi: riscaldamento, raffrescamento, ACS, ventilazione e illuminazione; ciò presuppone che il progettista debba tener conto di tutti gli impianti chiamati in causa cercando di non sbilanciare il rendimento verso uno solo o alcuni dei servizi sopracitati, per non creare difficoltà nell’attenersi alle verifiche richieste per gli altri servizi presi in esame.

Oltre a ciò quindi il Decreto predispone anche delle verifiche atte a confermare o meno i presupposti indicati come indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, analizzando in particolare l’INVOLUCRO E l’IMPIANTO stesso degli edifici.

Un green building, quindi, che in Italia è già diventato realtà e che porterà, in un futuro sempre più prossimo, alla costruzione di soli edifici volti al risparmio energetico, alle energie rinnovabili e all’abbattimento sostanziale dei consumi. Una tendenza che da subito ha voluto dare un’importante svolta nel modo di costruire e soprattutto ha concentrato le proprie energie sui criteri ormai giudicati essenziali per il benessere comune, con un respiro non solo europeo ma mondiale.